
(Strofa 1)
Sono salita cercando silenzio,
con il rumore stretto nel cuore.
Le scarpe piene di strade veloci,
gli occhi stanchi di correre ancora.
Poi il profumo del pino laricio,
la terra umida sotto di me.
Il vento ha sfiorato il mio viso...
come se mi conoscesse già.
(Pre-Ritornello)
Ho lasciato il tempo ai miei passi,
senza una meta, senza un perché.
E ho scoperto che il bosco
stava aspettando proprio me.
(Ritornello)
Respira... mi diceva la Sila,
come fanno gli alberi al sole.
Respira... senza avere paura,
lascia andare ogni dolore.
Tra i larici che sfiorano il cielo,
tra la voce antica del ruscello,
ho ritrovato una parte di me
che avevo dimenticato.
(Strofa 2)
Ho ascoltato il picchio nel bosco,
le foglie parlare col vento.
Ogni respiro profumava di resina e terra bagnata,
ogni istante era tempo lento.
Ho capito che la forza più grande
non è correre più lontano.
È fermarsi un momento...
e sentire la vita nella mano.
(Bridge)
Un vecchio faggio mi offrì la sua ombra,
senza chiedere nulla in cambio.
E in quel semplice abbraccio di luce
è cambiato il mio sguardo sul mondo.
(Ritornello Finale)
Respira... mi sussurra la Sila,
ogni volta che chiudo gli occhi.
Respira... perché il bosco vive
anche quando torni ai tuoi giorni.
Io riparto... ma qualcosa è rimasto.
Non lo vedo, però lo so.
È il silenzio della foresta...
che adesso...
respira dentro di me.
(Strofa 1)
Quando il sole bacia gli abeti
e la rugiada resta ancora,
la Sila apre i suoi sentieri
come fa da mille aurore.
Uno zaino, il cuore leggero,
una traccia da seguire.
Un segnavia bianco e rosso
mi sorride tra gli abeti.
Ogni cima ci ricorda
che non si arriva mai da soli.
Ogni passo è una scoperta,
ogni sosta un'emozione.
(Ritornello)
Cammina, Sila, cammina,
con il cielo sopra noi.
Tra i giganti della foresta
batte un cuore... il cuore è il tuo.
Cammina, Sila, cammina,
non fermarti mai finché puoi.
Ogni passo lascia un segno,
ogni sogno torna a noi.
(Strofa 2)
Con lo zaino sulle spalle
e gli amici accanto a me,
ogni salita diventa
un ricordo da vivere.
Conta una sorgente fresca
dove riempire la borraccia.
Conta dividere il pane
seduti sopra una pietra.
Il profumo della resina
dopo il canto di un temporale.
E quel silenzio della vetta
che vale più di mille parole.
(Bridge)
Non conta arrivare per primi.
Conta fermarsi...
guardare lontano...
e capire
che la montagna
ci rende migliori.
(Ritornello Finale)
Cammina, Sila, cammina,
custodisci i passi tuoi.
Chi rispetta questa terra
porta un pezzo di lei con sé.
Cammina, Sila, cammina,
tra il vento e l'immensità.
Finché esisterà un sentiero,
ci sarà fraternità.
(Conclusione)
E domani, all'alba ancora,
torneremo su quei prati.
Dove il vento tra gli abeti
conosce già i nostri passi.
Perché la Sila non si conquista...
si percorre.
Un passo alla volta.
(Strofa 1)
Mi avete visto solo da lontano,
un'ombra che attraversa il mattino.
Mi avete dato il nome della paura,
io conoscevo soltanto il destino.
Sono nato dove il pino laricio
sfiora le nuvole dell'alba.
Dove il vento conosce il mio nome
prima ancora della mia ombra.
La mia strada profuma di resina,
i miei passi non cercano padroni.
La Grande Foresta è la mia voce,
il silenzio... le mie canzoni.
(Pre-Ritornello)
Quando la luna accende la foresta,
io parlo al branco e ascolto il cielo.
Ogni ululato è una promessa,
mai una minaccia, mai un duello.
(Ritornello)
Io sono il Lupo della Sila,
figlio del bosco e della libertà.
Se senti la mia voce nella notte,
è la foresta che parlerà.
Io sono il Lupo della Sila,
custode antico di questa immensità.
Non chiedo altro che il mio cammino...
questa montagna è la mia casa.
(Strofa 2)
Ho conosciuto il gelo dell'inverno,
la fame che non lascia dormire.
Ma ogni alba apre un nuovo sentiero,
e un buon lupo continua a seguire.
Ho seguito le tracce sulla neve
quando l'inverno taceva.
Ogni orma raccontava una storia,
ogni profumo indicava il destino.
Ho insegnato ai miei cuccioli
che la forza non vive nei denti.
Sta nel branco che resta unito,
nel rispetto di tutti i viventi.
Ho visto i cervi correre nel sole,
le aquile sfidare il vento.
Le podoliche nelle grandi radure,
inermi davanti al tempo.
Ho bevuto acqua nei torrenti,
più antichi di tante nazioni.
Ogni goccia portava con sé
la memoria delle montagne.
(Bridge)
Se trovi le mie orme sul sentiero,
non avere fretta di cancellarle.
Sono il racconto della foresta,
scritto sulla terra dal tempo.
Il bosco non mi appartiene...
sono io
ad appartenere al bosco.
(Ritornello)
Io sono il Lupo della Sila,
non sono il re... sono una voce.
Ogni creatura ha il suo posto
finché la natura lo conosce.
Io sono il Lupo della Sila,
e porto il bosco dentro al cuore.
Proteggere questa montagna
è proteggere anche il vostro domani.
(Conclusione)
Mi avete chiamato feroce...
perché non conoscevate
il mio silenzio.
La Sila mi ha insegnato
che la forza
non è dominare.
È custodire.
È appartenere.
Io sono il Lupo della Sila.
E finché sentirò
il vento tra i larici...
saprò
di essere
a casa.
(Introduzione)
Mi avete attraversato mille volte...
forse...
non mi avete mai ascoltato.
Io conosco ogni alba della Grande Foresta.
Ogni inverno.
Ogni autunno.
Ogni passo che sfiora le mie rive.
(Strofa 1)
Sono nato dove il cielo
si specchia nei prati di Tirivòlo,
là dove il vento custodisce
l'aria più pura d'Europa.
All'inizio ero soltanto
un filo d'acqua tra l'erba.
Le podoliche alzavano lo sguardo,
mentre scivolavo piano tra i prati.
Tra faggi, pini larici e abeti
ho imparato il linguaggio del bosco.
Ogni sorgente mi ha dato una voce.
Ogni pietra ha modellato il mio canto.
(Ritornello)
Io sono il Solèo...
il tempo cammina insieme a me.
Ogni stagione cambia colore,
io continuo il mio cammino.
Porto la Sila dentro ogni onda,
custodisco ogni suo respiro.
Chi saprà fermarsi ad ascoltarmi...
sentirà cantare la foresta.
(Strofa 2)
Poi la montagna mi ha dato forza.
Sono diventato impetuoso.
Le rocce hanno scavato il mio cuore.
Le gole hanno temprato il mio canto.
Ogni cascata ha insegnato
al mio cuore la libertà.
Alla Manca dei Diavoli
perfino il vento abbassa la voce.
Lì gli alberi parlano piano,
e il tempo sembra essersi fermato.
Quando l'autunno veste d'oro i faggi,
arrivano prima dell'alba.
Camminano piano tra il muschio,
seguendo sentieri che solo il cuore ricorda.
Portano un cesto tra le mani,
gli occhi pieni di rispetto.
Cercano i porcini della Sila...
io custodisco il loro silenzio.
(Bridge)
Ho visto bambini diventare uomini.
Padri insegnare ai figli
il rispetto del bosco.
Come era stato insegnato a loro.
Cambiano i volti.
Cambiano gli anni.
Io continuo a raccontare
la stessa montagna.
(Ritornello)
Io sono il Solèo...
non conosco fretta né paura.
Scorro nelle vene della Sila
come un'antica melodia.
Finché nascerà una sorgente,
finché il bosco avrà una voce,
io continuerò il mio cammino...
(Conclusione)
...e in ogni goccia
porto
la mia montagna.
(Il Cuore della Grande Foresta)
(Introduzione)
Mi chiamate...
Gariglione.
Ma molto prima che mi deste un nome...
io ero già qui.
Con il vento.
Con la neve.
Con la Grande Foresta.
(Strofa 1)
Ho imparato il linguaggio del cielo
quando il mondo era ancora silenzio.
Ho visto nascere sorgenti,
alzarsi i primi alberi,
correre i primi animali.
Da millenni stringo tra le mie braccia
faggi maestosi,
abeti bianchi,
pini larici.
Ogni radice custodisce
un ricordo che il tempo non cancella.
(Ritornello)
Io sono il cuore della Grande Foresta.
Non conosco il rumore della fretta.
Ogni stagione scrive una pagina,
ogni alba ne apre un'altra.
Chi arriva fin quassù
non conquista una vetta.
Ritrova il silenzio
che aveva dimenticato.
(Strofa 2)
Ho ascoltato il lupo
insegnare il coraggio ai suoi cuccioli.
Ho visto il Solèo
nascere limpido tra i prati.
Ho visto le podoliche
pascolare lente tra le radure.
Ho osservato mani esperte
cercare porcini
senza disturbare il bosco.
Ho sentito il vento
suonare tra i rami,
come un coro
che nessun uomo ha mai scritto.
(Bridge)
Gli uomini passano.
Le stagioni ritornano.
Le foreste ricordano.
Io resto.
Non per essere più forte...
ma perché qualcuno
continui ad ascoltare
il respiro della terra.
(Ritornello)
Io sono il cuore della Grande Foresta.
Ogni sentiero porta fino a me.
Ogni sorgente racconta il mio nome.
Ogni creatura appartiene a questa casa.
Finché il vento canterà tra gli alberi...
finché nascerà una nuova alba...
la Grande Foresta
continuerà a respirare.
(Conclusione)
Non chiedetemi
quanti anni ho.
Ascoltate...
il vento.
Lui conosce
tutta la mia storia.
Perché...
le montagne non parlano.
Aspettano soltanto
qualcuno capace
di ascoltarle.
(Introduzione)
C'è chi entra nel bosco per cercare funghi...
Io ci torno...
perché lì ritrovo una parte di me.
(Strofa 1)
Parto quando l'alba è ancora
un soffio tra i faggi della Sila.
Lo zaino è leggero sulle spalle,
il cuore cammina prima di me.
Cammino piano sopra il muschio,
seguendo sentieri senza nome.
L'odore della terra bagnata
mi parla prima delle parole.
Tra pini larici e grandi abeti,
la luce filtra come un respiro.
Ogni passo lascia un ricordo,
ogni silenzio vale un sorriso.
(Ritornello)
Non cerco soltanto porcini...
cerco il tempo che avevo perduto.
Cerco il vento tra gli abeti antichi,
l'anima viva del bosco.
E quando il sole accende le foglie,
capisco ogni volta perché torno.
Perché la Sila...
non si raccoglie in un cesto.
Si porta nel cuore.
(Strofa 2)
Conosco le radure nascoste,
i vecchi faggi e gli abeti bianchi.
Ogni stagione cambia i colori,
ma il bosco resta sempre lo stesso.
Quando l'autunno veste d'oro il sentiero,
il profumo racconta dove andare.
Poi, all'improvviso, tra il muschio...
una testa bruna rompe il verde.
Sorrido piano.
Come quando da bambino
mio padre mi diceva:
"Guarda bene...
il bosco regala soltanto
a chi lo sa rispettare."
(Bridge)
A volte torno con il cesto pieno.
A volte quasi vuoto.
Ma non sono mai tornato
senza qualcosa
che mi rendesse più ricco.
(Ritornello)
Non cerco soltanto porcini...
cerco la pace che vive quassù.
Ogni alba mi dona qualcosa,
anche quando non trovo nulla.
Finché avrò forza di camminare,
tornerò tra questi sentieri.
Perché il bosco...
non mi ha mai promesso niente.
Eppure...
mi ha sempre dato tutto.
(Conclusione)
Domani...
all'alba...
sarò ancora qui.
In punta di piedi.
Ad ascoltare
la Grande Foresta.
Perché ogni suo silenzio...
ha ancora qualcosa
da insegnarmi.
(La Sila racconta il tempo)
(Introduzione)
Ogni anno...
mi vedete cambiare colore.
Ma il mio cuore...
rimane sempre lo stesso.
Io sono la Sila.
E questo...
è il mio tempo.
(Strofa 1 – Primavera)
Quando l'inverno scioglie il suo silenzio,
apro le mani alla luce del mattino.
Le sorgenti tornano a cantare,
il Solèo riprende il suo cammino.
Nei prati torna la vita,
le podoliche cercano l'erba nuova.
Tra i faggi si risveglia il verde,
ogni alba ricomincia da capo.
(Ritornello)
Io sono la Sila...
non conosco la fretta.
Ogni stagione
mi insegna una parola.
La primavera è speranza.
L'estate è respiro.
L'autunno è memoria.
L'inverno è silenzio.
(Strofa 2 – Estate)
Quando il sole attraversa i pini larici,
profumo di resina e libertà.
I sentieri si riempiono di passi,
di chi cerca ombra sotto gli alberi.
Il vento gioca tra gli abeti,
il lupo osserva da lontano.
Ogni torrente porta freschezza,
ogni bosco apre il suo cuore.
(Strofa 3 – Autunno)
Poi arrivano i colori del tempo.
I faggi si vestono d'oro.
Il muschio custodisce i suoi segreti,
e il bosco profuma di porcini.
C'è chi cammina piano,
con un cesto e tanta pazienza.
Io conosco ogni suo sorriso,
ancora prima che trovi il primo fungo.
(Strofa 4 – Inverno)
Infine arriva la neve.
Copre ogni sentiero.
Non per nascondere la vita...
ma per proteggerla.
Il Gariglione dorme sotto la neve.
Il bosco rallenta il respiro.
Sotto il bianco del silenzio
la primavera sta già sognando.
(Bridge)
Io non perdo mai le foglie.
Le affido al vento.
Perché ogni fine
ha già dentro
un nuovo inizio.
(Ritornello)
Io sono la Sila...
e vivo quattro volte.
Ogni stagione
è un dono diverso.
Se saprai ascoltare
il battito della Grande Foresta,
scoprirai
che il tempo...
non passa.
Si trasforma.
(Conclusione)
Tornerà la neve.
Tornerà il sole.
Torneranno i colori.
E io...
sarò ancora qui.
Ad aspettarvi.
(Ispirata alla figura storica di Luigi Muraca)
(Introduzione)
Mi chiamavano...
il Generale.
Ma prima di quel nome...
ero soltanto un figlio della mia terra.
Credevo che il domani
avesse il colore della speranza.
Nessuno immaginava
quanto sarebbe stato lungo il cammino.
(Strofa 1)
Quando il vento portò parole nuove,
sembrava l'alba di un tempo migliore.
Guardavamo l'orizzonte
con gli occhi pieni di domani.
Credevamo che ogni campo
avrebbe avuto mani libere.
Che la terra, dopo tanta attesa,
avrebbe finalmente avuto giustizia.
Ma i giorni passarono veloci,
e i sogni diventarono domande.
Le mani restavano vuote,
la terra ancora degli stessi.
I giovani partivano lontano,
le madri restavano ad aspettare.
E il silenzio della Grande Foresta
diventava sempre più profondo.
(Ritornello)
Mi chiamavano il Generale...
ma prima ero un figlio della terra.
Cercavo soltanto un domani
da poter chiamare casa.
Poi la Grande Foresta
aprì i suoi sentieri,
e il vento imparò
a conoscere il mio nome.
(Strofa 2)
Sono salito tra i grandi abeti,
dove il cielo sfiora le cime.
La Grande Foresta
custodiva i nostri passi,
senza chiedere chi fossimo.
Quando la notte spegneva il sentiero,
parlava soltanto il fuoco.
La Grande Foresta ascoltava in silenzio,
custodendo i nostri segreti.
Il vento correva tra gli abeti,
senza tradire il nostro rifugio.
Il fuoco scaldava le mani,
ma non cancellava la nostalgia.
Tra quelle montagne imparai
che guidare non significa comandare.
Significa portare sulle spalle
anche il destino degli altri.
(Bridge)
Fu la Grande Foresta
a insegnarmi il silenzio.
Tra i suoi alberi imparai
che ogni uomo può nascondere il proprio volto...
ma mai il peso della propria coscienza.
(Strofa 3)
Un giorno capii
che perfino il vento
può cambiare direzione.
C'era chi mi chiamava uomo.
Chi traditore.
Chi fratello.
Chi nemico.
Io non sapevo più quale nome fosse vero.
Io...
continuavo a sentire
lo stesso battito del cuore.
La Grande Foresta
nascondeva i nostri passi...
ma non poteva nascondere
la nostra coscienza.
(Ritornello)
Mi chiamavano il Generale...
oggi soltanto un uomo.
Ho conosciuto il coraggio,
la paura e il rimorso.
La storia dirà ciò che vorrà.
La Grande Foresta
conserverà i miei passi.
E il vento...
il mio silenzio.
(Conclusione)
Le montagne...
non conservano i nomi.
Conservano i passi.
E ogni volta
che il vento
attraversa la Grande Foresta...
mi sembra ancora
di sentire il crepitare
di quel fuoco nascosto.
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